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| CORNO INGLESE, ESERCIZIO | ||
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CORNO INGLESE ll vento che stasera suona attento - ricorda un forte scotere di lame - gli strumenti dei fitti alberi e spazza l'orizzonte di rame dove strisce di luce si protendono come aquiloni al cielo che rimbomba (Nuvole in viaggio, chiari reami di lassù! D'alti Eldoradi malchiuse porte!) e il mare che scaglia a scaglia, livido, muta colore lancia a terra una tromba di schiume intorte; il vento che nasce e muore nell'ora che lenta s'annera suonasse te pure stasera scordato strumento, cuore. (da Ossi di seppia) |
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Preme annotare in questa sede, in quanto ricerca oltre la lettera e molteplice: di molte poesie in una, l’urgenza del Montale degli anni ’20, e l’ascendenza, priva di residui nei versi? (così in Xenia I: Dicono che la mia / sia una poesia d’inappartenenza), filosofico-poetica: la contingenza in primis di Boutroux, che muove il poeta verso la serena saggezza, salvo ricadere dopo, ma nell’opera, nel suo male bruciare, […] è il mio significato, della fine degli Ossi. Linguaggio quello della prima delle cantiche, gli Ossi di seppia, abrase le poesie dei Maestri Pascoli e D’Annunzio, Gozzano e Sbarbaro, di forte suggestione musicale e alla maniera di De Pisis pittorica (l’autore confessa: avevo scorso gli impressionisti […] di Pica), e però che nei versi riesce come in Eliot già, oggettivando le occasioni dell’esistenza, ad intessere fatti e nonfatti in cui si compongono nel modo in cui ebbe a dire il Montale, camuffando altre intenzioni, situazioni, cose. Arte e documento dunque. Catalogare al di là d’ogni parola scavata, per darne testimonianza, confutando il poeta, crediamo la vita è fino alle forme diaristiche il primo mestiere, e pure in versi perché messe in fila le parole cantano. Trascendente per Contini là dove un non-sentimento regna su uno spazio che svela rare e sterili vite, il mondo poetico in esame. Si rompe un velo quindi ed ecco, nata sotto una campana di vetro antidannunziana e dantesca, ancora una volta la Liguria in poesia. Così, la ragione cozzando coi ricordi, arido e aristocratico il romanzo dei cuttlefishbones ha trovato in questa terra la propria materia. Dal verso, e seguite le tracce, rileggendo la fitta rete addentellata dei rimandi, le concordanze, indaghiamo degli Accordi del Protomontale Corno inglese. Le 76 occorrenze, ostinate, nel corpus di cielo, le 54, 16 negli Ossi, di vento che tarda nelle Occasioni la morte e che traducendo Eliot sarà un atteso (dalla vita) vento di morte, consegnano ai quadretti agresti, al mare - materno e paterno - da una desolata baudelairiana Weltanschauung, l’arduo compito della tregua. Il vento qui che nasce e muore origina nelle voci nascere, nascita, nate/i/o, morte/o, vita, vivi/o un’antitesi e l’ossimoro nati-morti densissima in Satura II, Niente di Grave, 13 vita nei nati-morti. È morto solo. Oltre il motivo indagato, in explicit, in Vasca al vs. 3 sono richiami fono-simbolici i lemmi nuvole, qui mobili e in parentesi lì urgevano, e rame nei significanti. Cuore summa di Sensi e fantasmi, le ansie e gli affanni dello spirito, parola-verso e con 72 occorrenze nell’opera tema cela (invano?) ma dopo i versi il male e l’acedia del poeta adolescente. Cólte le parole di Wordsworth e Shelley, nei fitti alberi e nel fisico poi evocato suono del vento il Montale ricrea la recente poesia di Pascoli e D’Annunzio: il ginepro, il mirto e il pino e la disarmonia dell’uomo ovvero il singulto, quel pianto di morte… / chiù… Compulsando Myricae, L’assiuolo troviamo, forse, nelle invisibili porte la fonte di Corno inglese, 9 e del malchiuso portone de I limoni, 47, ed evocato da un’alba di perla al v. 4 l’orizzonte di rame. Come il mare, livido, è la terra ansante, in sussulto ne Il lampo, 2, e in Campana, Canti orfici, Pampa un disco spuntato dietro un orizzonte lontano, livida sarà poi l’alba di Penna. Costruiti, per accumulo di immagini, attorno all’azione del vento questi versi smemorano come in Sbarbaro, Pianissimo, Talora nell’arsura della via (alias Talora nell’arsura cittadina) il poeta, al mondo il lettore. |
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| L. M. | ||
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